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venerdì 11 marzo 2016

Come proteggersi dalle persone tossiche?


Ci sono molti tipi di persone tossiche (invidiose, gelose, possessive, pessimiste, manipolatrici, etc) con cui dobbiamo convivere ogni giorno al lavoro, quando usciamo con gli amici o in famiglia.
Il segreto per impedire a queste persone tossiche di esercitare un’influenza negativa su di noi risiede proprio in noi, nel modo in cui agiamo e ci comportiamo con loro. Impedire loro di invadere i nostri pensieri, di non farci respirare o di farci del male è qualcosa che, se vogliamo, possiamo fare. Imparate a proteggervi dalle persone tossiche.

Sentimenti causati dalle persone tossiche
“Mi sento male accanto a quella persona. Mi fa sentire a disagio, non sono me stessa. Scorgo sempre una nota di gelosia nel suo sguardo. Al minimo successo che raggiungo nella vita, anche se non comporta grandi cambiamenti o non è significativo, noto che è gelosa, a disagio, infastidita.
Sento che non è felice per me e per quello che mi capita. Penso che viva sempre in una sorta di competizione, come i bambini piccoli quando dicono ‘io di più’. E io… mi sto lasciando influenzare.
La verità è che mi sento profondamente sollevata quando quella persona non c’è. Sono me stessa, mi sento allegra, non devo nascondere quello che sono né le cose belle che mi sono successe. Allora, cosa devo fare?
Non è una persona positiva per me, ma certi legami in comune ci uniscono e non è così facile allontanarla. In un modo o nell’altro è sempre presente nella mia vita. Credo che questa situazione stia diventando un’ossessione.“
Questo è il racconto di una donna che ha a che fare con una persona per lei tossica. La paura, l’insicurezza, il malessere, l’impotenza o la tristezza sono emozioni indotte dalle persone tossiche.
In generale, le persone che si lasciano influenzare dalla gente tossica o che ci convivono assieme, si ritrovano sopraffatte da una sensazione di stanchezza, di impulsività e di malessere esagerato quando sono in loro compagnia. Ma possono anche arrivare a sviluppare una certa dipendenza.
Lascia andare le persone che condividono solo lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente.
Dalai Lama
Come evitare la cattiva influenza delle persone tossiche?

  • Smettete di dar loro importanza. Le persone tossiche ci sono, d’accordo, ma volete davvero lasciare che vi rovinino il divertimento? Quando vi rendete conto che dentro di voi siete forti, che riuscite a controllare la situazione, allora riuscirete ad essere felici con voi stessi.
  • Allontanatevi cantando sottovoce. A cosa servono i litigi? A cosa serve sfinirsi nel parlare delle persone tossiche agli altri? Dimenticatele e basta, fatevi una vita, allontanatevi cantando sottovoce, sempre che sia possibile, e augurate loro il meglio.
  • Abituatevi a conviverci assieme. Non sempre è possibile allontanarsi dalle persone tossiche. Fanno parte della vostra famiglia, del vostro gruppo di amici o di colleghi di lavoro. Sono lì, e quindi? Voi pensate alla vostra vita, non discutete con loro e non cercate il loro consenso. Che dicano quello che vogliono, nel frattempo voi avvicinatevi alle persone buone, perché anche loro ci sono, non dimenticatelo.
  • Fate attenzione con le persone tossiche. Non raccontate loro i vostri segreti, le vostre cose, per questo ci sono le persone che sono felici per voi, che vi sostengono e vi amano.
  • Non parlate di loro quando non sono presenti. Più ne parlate, più vi entreranno in testa, invadendo il vostro spazio e il vostro tempo. Credete davvero che ne valga la pena?
  • Perdonatele. Conoscete i benefici del perdonare gli altri? Perdonate anche le persone tossiche, così facendo diminuiranno anche i vostri mal di testa o di stomaco. Molte delle vostre preoccupazioni si allevieranno, non credete che sia arrivato il momento di pensare a voi stessi e alla vostra salute? Non credete di esservi fatti del male inutilmente?
  • Praticate la meditazione e altre forme di liberazione. Meditate, camminate, ascoltate musica. Sono tutte armi potenti per liberare la vostra mente dai pensieri negativi.
  • Analizzate quello che le persone tossiche vi provocano e cercate di cambiarlo. Rabbia, gelosia, odio o paura? Siate lo psicologo di voi stessi, riconoscete i vostri sentimenti e non permette più alle persone tossiche di influenzarvi così. Alla fine chi sta soffrendo e passando un brutto momento siete voi, non ve ne rendete conto?
Quando avete davvero la sensazione che le persone tossiche non vi influenzano più, allora riuscirete a star bene con voi stessi e questa è la cosa più importante al mondo. La capacità di stare bene con se stessi nonostante le circostanze avverse.

FONTE: http://lamenteemeravigliosa.it/come-proteggersi-dalle-persone-tossiche/


domenica 17 gennaio 2016

EMPATIA E COMPRENSIONE DEGLI ALTRI

Riuscire ad immedesimarsi completamente con il vissuto emotivo di un’altra persona può essere un’arma a doppio taglio. Ciò di cui sto parlando si chiama empatia, definita come la capacità di “mettersi nei panni dell’altro” percependone, in questo modo, emozioni e pensieri.
E’ un termine che deriva dal greco, en-pathos “sentire dentro”, e consiste nel riconoscere le emozioni degli altri come se fossero proprie, calandosi mentalmente nella realtà altrui per comprenderne punti di vista, pensieri, sentimenti,emozioni.


Sicuramente l’empatia è una competenza di fondamentale importanza per riuscire ad instaurare delle buone relazioni, comprendere il vissuto emotivo altrui ci aiuta ad entrare in contatto con il suo mondo interiore, e ci permette di essere più comprensivi nei confronti di quest’ultimo.
Tuttavia,la domanda da porsi è: cosa succede quando l’empatia interferisce con il vissuto personale? 
Io sarò sicuramente più emotivamente coinvolta nel vissuto di un’altra persona, se quest’ultima mi colpisce maggiormente da vicino, e ciò può avvenire sia in termini di esperienze condivise che di paure che tale vissuto riesce a risvegliare in me. In questo contesto di condivisione, l’aspetto a mio avviso negativo risiede nell’aspettativa: io da quella persona mi aspetterò sicuramente un comportamento uguale al mio, ma nella realtà questo non avviene. Se mi soffermo a riflettere, infatti, arrivo a comprendere che tutto ciò ostacola, più che favorire, una condivisione emotiva reale; non posso riuscire a comprendere l’altro se non riesco a staccarmi dalla mia visione personale del mondo, il tutto può essere molto esemplificativo se penso a come ogni persona risponda in un modo che è molto diverso dal mio anche quando la situazione che ci troviamo a fronteggiare è la medesima.
Nella pratica psicologica comprendere il vissuto emotivo altrui è una porta d’accesso al suo mondo interiore e permette di avere una migliore chiave di lettura dei suoi comportamenti e delle sue parole.
Avere buone capacità empatica è un requisito fondamentale per il lavoro a contatto con le persone, soprattutto nelle professioni di aiuto, ma non basta. Serve infatti un buon livello di differenziazione, termine con il quale si misura la capacità di essere diversi dagli altri pur mantenendo delle caratteristiche similari (la prima forma di differenziazione avviene in famiglia). La capacità di individualizzarsi rende paradossalmente più capaci di entrare in maniera “pulita” nel vissuto dell’altro e di mantenere rapporti sani ed equilibrati, sia nel privato che nel lavoro, e di riuscire a risolvere eventuali conflitti.


“Un cuore comprensivo è tutto, è un insegnante, e non può essere mai abbastanza stimato. Si guarda indietro apprezzando gli insegnanti brillanti, ma la gratitudine va a coloro che hanno toccato la nostra sensibilità umana. Il programma di studi è materia prima così tanto necessaria, ma il calore è l’elemento vitale per la pianta che cresce e per l’anima del bambino.” Carl Gustav Jung.

Dott.ssa Stefania Spallino


giovedì 17 dicembre 2015

L’arte di comunicare


 
La comunicazione efficace rappresenta uno dei principali fattori responsabili della crescita personale.

Comunicare non vuol dire solo parlare in modo corretto e trasmettere un messaggio. Comunicare significa entrare in sintonia con l’altro, scambiare informazioni, avere un contatto emotivo con se stessi e con gli altri, ascoltare realmente, rispettare i diritti e le libertà di chi ci sta di fronte, arricchirsi interiormente.

Non si può non comunicare ed ogni nostro comportamento è comunicazione. Proprio per questo motivo diventa estremamente importante saper comunicare in modo efficace.

Cosa rende la nostra comunicazione efficace?
 

Ciò che rende una comunicazione efficace sono tante cose che non sono le parole. Numerosi studi ci dicono che quando comunichiamo la comunicazione verbale (quindi le parole che utilizziamo) hanno un “peso” di circa il 7%. Parte ben più importante nel rendere efficace un messaggio è l’uso della nostra voce (circa il 38%), ovvero il modo in cui le parole vengono utilizzate (volume, tono, ritmo, timbro, velocità, pause). Il restante 55% rappresenta la comunicazione non verbale, ovvero tutto ciò che comunica il nostro corpo indipendentemente dalle parole e dalla voce.

L'atteggiamento del corpo, la mimica facciale, la postura, i movimenti degli arti, sono solo alcuni degli atti comunicativi che mettiamo in atto durante le nostre conversazioni. Questi atti hanno un loro preciso valore comunicativo che spesso rimane a livello inconsapevole. Tuttavia sono proprio questi atti a veicolare la maggior parte del nostro messaggio.

Divenire consapevoli di questo "linguaggio", anche attraverso un percorso con lo psicologo, ci fornisce un ottimo strumento per essere incisivi. Una comunicazione efficace può fare la differenza nel vendere, nel trasmettere idee, nel superare un esame, nel parlare davanti ad un pubblico o nel conquistare un posto di lavoro.


La comunicazione efficace è uno strumento utilissimo che se usato al meglio può aiutare in ogni occasione della vita, sia personale che professionale.

FONTE:

mercoledì 9 dicembre 2015

SONO NARCISISTA E ME NE VANTO...o forse no?


Io sono al centro.
Intendo al centro del mio mondo e di quello degli altri. Tutti mi amano, tutti mi stimano. O meglio: lo vorrei, perché è questo che mi fa stare bene. Per me l’attenzione degli altri è come la benzina per un’automobile: senza non vado da nessuna parte. Purtroppo la benzina mi finisce presto e così ho sempre questo bisogno costante di avere attorno persone che mi dicono quanto sono in gamba, quanto sono intelligente e cose simili. Ebbene sì, sono un narcisista. Ma c’è poco da stare allegri.

Narcisista io?
Del resto io sono speciale, ho stile, so parlare, valgo più delle persone di cui mi circondo. Sì, sono una spanna sopra gli altri e per loro stare con me è un onore e un privilegio. Forse non sono umile, ma un difetto bisogna pur averlo! A volte mi dicono arrogante. Secondo me però sono solo invidiosi, perché vorrebbero essere come me. Sì, sono dei mediocri: è questa la verità. Che colpa ne ho se sono il migliore?
Mi rimproverano che non mi preoccupo molto di quello che gli altri intorno a me desiderano o pensano. Mi dicono che sono insensibile e che penso solo a me. Secondo me ciascuno deve badare a se stesso e io non sono certo a disposizione delle altre persone. Mica faccio beneficenza! E se aiuto qualcuno, poi ritengo giusto che mi si ricambi con amore e fedeltà a oltranza. Quanto ad amare a mia volta, questa è un’altra faccenda.
Ho avuto molte donne, spesso più storie parallele, perché le emozioni è meglio averle a piccole dosi. Forse non ho mai amato nessuna. Cosa vuol dire poi amare?
Quando la sera torno a casa e non trovo nessuno contento del mio arrivo, allora mi sento male, mi sento un guscio vuoto. Penso con dolore che questa solitudine sia ciò che merito.
Ma è un pensiero che dura un attimo appena. Poi passa e torno vincitore. Io sono un figo, splendido e splendente. Senza gli altri però io non ne sono più così sicuro. Senza gli altri io non so chi sono, ma questa è una cosa che non posso dire a nessuno. Non voglio che pensino che sono la persona debole e mediocre che ho il terrore di essere. Show must go on!

Fonte: http://www.quipsicologia.it/sono-narcisista-e-me-ne-vanto-o-forse-no/


mercoledì 2 dicembre 2015

Dire di no agli “altri” ci permette di dire di si a noi stessi.



Sono  cresciuta con la convinzione che per stare bene e per sentirsi sempre soddisfatti della propria vita avessi bisogno dei continui apprezzamenti degli altri, di una comitiva numerosa di amici, di popolarità, di cene di famiglia piene di parenti, e per far fede a tutte queste convinzioni mi sono sempre trovata in situazioni in cui ad esempio dicevo di si ad un’amica per uscita quando magari in quel momento avevo solo voglia di stare a casa sotto il piumone a leggere un libro. Poi con il passare del tempo sono cresciuta e pian piano sono arrivata alla consapevolezza che per potere essere più serena e felice in primo luogo dovevo ascoltare me stessa, dovevo amare me stessa. Sto imparando anche a capire che è più importante trovare il contatto con la mia vita interiore per poter anche migliorare la relazione con l’altro. Qualcuno potrebbe confondere questo atteggiamento con una forma di egoismo, ma se una persona non riesce ad avere un buon contatto con la propria intimità e una buona stima di sè, quello che potrà donare all’altro non sarà carico di negatività? Le basi sulle quale il rapporto andrebbe a fondarsi non sarebbero troppo fragili? Non potremmo mai dare all’altro qualcosa di positivo, se in primis non siamo noi a provare per noi stessi qualcosa di positivo.
Lo psicoanalista Erich Fromm nel suo libro “ L’arte di Amare” ci dice come egoismo e amore per se stessi non siano affatto la stessa cosa. L’egoista non ama troppo se stesso, ma troppo poco. E nell’esempio di una madre troppo premurosa  potrebbe comprendersi questo concetto. Mentre lei crede di essere particolarmente attaccata al suo bambino, in realtà potrebbe avere una profonda, repressa ostilità per l'oggetto del proprio interesse. Potrebbe essere eccessivamente premurosa, non perché ami troppo il proprio figlio, ma perché deve compensare la sua incapacità di amarlo.
Dunque investire il proprio tempo sulla propria persona a mio avviso è la chiave per riuscire a vivere bene la propria vita, senza rinunciare a sé stessi e senza rinunciare agli altri. Nella mia esperienza personale credo che il percorso di crescita  non si esaurisca mai, poiché siamo esseri in continua evoluzione, e ho anche imparato che uno strumento valido per accompagnarci in questo cammino è un percorso terapeutico, perché in questo caso avere una guida mi appare come il miglior metodo per mettere in pratica la mia crescita personale.

Se posso dire a un altro “ti amo”, devo essere in grado di dire “amo tutti in te, amo il mondo attraverso te, amo in te anche me stesso”.
Erich Fromm

Dott.ssa Spallino Stefania

Laureata in Psicologia clinica e della salute e tirocinante presso la Obiettivo Famiglia Onlus